mercoledì 16 febbraio 2011

CRONACHE FERMANE

A CHE GIOCO STIAMO GIOCANDO?
Ovvero, come la politica diventa un gioco. 
di Laura Gioventù
 


Salone nella sede della Provincia di Fermo.
I giocatori si dispongono al tavolo.
Da una parte l’Avv. Fabrizio Cesetti con il ruolo di Presidente della Provincia nonché mazziere e dall’altra parte giornalisti, opinione pubblica e fra loro, disposti un po’a destra un po’ a sinistra e qualcuno al centro, tutti gli esponenti politici, partitici, associativi e tutti quelli che in odor di elezioni escono fuori come i funghi.

L’occasione per il gioco è stranota, le dimissioni da vice presidente della provincia di “Tano” Massucci, in quanto lo stesso sembra deciso a giocare ad un altro tavolo, quello che con la posta in gioco offre la poltrona da sindaco della città di Fermo.

Il mazziere mischia le carte e comincia a dichiarare a che gioco sta giocando.
Ma a che gioco sta giocando effettivamente l’Avv. Cesetti?
Il presidente-mazziere gioca a RisiKo, perché cerca la strategia vincente per conquistare più territori possibili, chissà quanti carrarmatini detiene, saranno sufficienti per fare una guerra oppure solo per contenere le perdite?
E Gaetano Massucci a che gioco sta giocando?
“Tano” Massucci sta giocando a scacchi, ed in sella al suo cavallo salta i partiti cercando di fare scacco alla regina per contenderle la poltrona da sindaco.
E la “regina” Brambatti a che gioco sta giocando?
Ma è ovvio, la professoressa sta giocando a “nascondino”, forse cercando di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo e sembra che il suo slogan sia “tana, votatemi tutti!”.
Ma torniamo alla Provincia.
Il SEL a che gioco sta giocando?
Perbacco, ma sta giocando a “ruba bandiera”, perché spera di impadronirsi di un posto nella giunta provinciale, scalpita e si agita per un assessorato ma resta ancora una volta con un pugno di mosce in mano!
E la Sinistra, nel suo insieme tutta unita, a che gioco sta giocando?
La Sinistra gioca al “tiro alla fune”, perché tira la corda ipotizzando dall’altra parte un avversario che non c’è, perché la malattia della sinistra è che senza un rivale non riesce proprio a stare.
Ed il suo storico nemico, la Destra, nel suo insieme tutta divisa, a che gioco sta giocando?
La Destra gioca a “mosca cieca”, perché brancolando nel buio spera disperatamente di “acchiappare” il candidato giusto per perdere dignitosamente.
E fra loro c’è il Centro. Ma il Centro a che gioco sta giocando?
Il Centro gioca a “ruba mazzo”, perché spera di alzare la carta più alta per poter prendere il mazzo e distribuire lui le carte.
Ed insieme al Centro c’è la Chiesa. A che gioco sta giocando la Chiesa? 
La Chiesa gioca sempre a Ping Pong, perché se la rimpalla continuamente cercando la paletta o la pallina,  ma se la racchetta ora è Massucci, la pallina chi la fa?
Poi ci sono gli altri giocatori.
Vediamo che gioco stanno giocando anche gli altri.
C’è Franca Romagnoli. La Franca a che gioco sta giocando?
Lei è impegnata con il gioco dell’oca, perché schierandosi con Futuro e Libertà ha fatto due passi avanti e non si sa quanti indietro.
E Luciano Romanella a che gioco sta giocando?
Romanella ha scelto lo “schiaffo del soldato”, perché vuole mettersi nella condizione di indovinare sempre chi, dandogli il colpo più forte, lo faccia cadere.
Mentre il giovane Andrea Putzu a che gioco sta giocando? Putzu gioca a "scala quaranta", perché da bravo under quaranta sogna di scalare il potere.
Remigio Ceroni invece a che gioco sta giocando?
Remigio gioca a "traversone", perché fa di tutto per perdere cercando di non segnare neanche un punto.
Poi c’è il nostro caro “Peppone” al secolo Buondonno Giuseppe, tutto preso a giocare a tressette con il morto, con il sogno, mai tanto nascosto, di giocare avendo in mano entrambe le carte, le sue e quelle del morto.
E poi a questo tavolo ci sono i giocatori occasionali, quelli di questo momento, ovvero il movimento delle donne, ed a che giocano queste donne? Queste donne giocano alle belle statuine, perché nonostante siano armate di tacco alla riscossa, acconciature in similpelle e unghie laccate rosso passione, non riescono ad essere più quelle di una volta, e mentre passano qualcuno canta ambarabà ciccì coccò…
Poi ci sono gli ospiti d’onore, i giornalisti, a che gioco stanno giocando i giornalisti?
Le “signore” e i “signori” della stampa giocano al “mercante in fiera”, perché senza sapere quali saranno le carte vincenti azzardano puntate grammaticali degne di miglior causa.
E non presenti al tavolo, ma vittime predestinate dell’esito finale dei vari giochi, ci sono gli elettori, l’opinione pubblica e tutti noi insomma.
E noi, a che gioco stiamo giocando?
Poveri noi, noi non stiamo giocando, dovremmo giocare allo “scopone scientifico” ma ogni volta che scartiamo una carta c’è sempre qualcuno che fa scopa e non siamo mai noi!

Signore e signori avvicinatevi al tavolo, i giochi stanno iniziando, rien ne va plus!


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martedì 8 febbraio 2011

CRONACHE FERMANE

La ricerca si muove anche a Fermo. 
Di Laura Gioventù


È il terzo raffreddore che prendo quest’anno.
Dopo una settimana la tosse non accenna a passare e prima che degeneri in qualcosa di più serio decido di andare dal medico.
Passo mezza giornata a fare anticamera nell’ambulatorio per farmi prescrive uno sciroppo.
Ottenuta la prescrizione, con la ricetta in mano, vado subito in farmacia.
Manca poco all’ora di chiusura. Arrivo, come al solito, all’ultimo minuto. Hanno già abbassando le serrande ma la porta è ancora aperta. Ci metterò cinque minuti, non mi dovrebbero fare storie.
Sperando nella bontà del farmacista provo ad entrare lo stesso.

-Permesso, posso? Buongiorno dottore, avrei bisogno di questa medicina.- dico mentre mi avvicino al bancone e passo la ricetta al farmacista.

Il dottore prende in mano il foglio e legge. Controlla da computer la disponibilità del prodotto poi apre uno dei cassetti del grande mobile che ricopre tutta la parete alle sue spalle, estrae un flacone, me lo mostra e dice:

-Dunque Signora, la medicina che le hanno prescritto va bene ma in alternativa potrebbe provare questo prodotto ….-

-… mi consiglia il farmaco generico?-  gli dico mentre osservo la boccetta.

-No, questo cara signora non è un farmaco generico ma è uno sciroppo preparato in laboratorio. Una delle nostre preparazioni farmaceutiche …- mi risponde il farmacista.

-Le fate voi? Ma come, dove, qui?- gli domando.

-Sì, li prepariamo qui. Nel retro di questa farmacia c’è un piccolo laboratorio.-

-Per cui lei mi sta dicendo che sareste in grado di rifare qualsiasi altro tipo di farmaco?-

-Ovviamente no. Non tutti, ma i principali. Prepariamo anche integratori di sali minerali e vitamine e poi creme cosmetiche…per la couperose, la psoriasi, la cellulite… e tante altre…- precisa il farmacista.

Interessante questa cosa, penso. Mi ha convinta.

-Va bene, se me lo consiglia lei …- gli dico - …mi dia pure questo sciroppo. Voglio provarlo.-

Pago, ritiro il sacchetto con la medicina ed i tre euro di resto.
L’ora della chiusura è passata da oltre dieci minuti. Il dottore si toglie il camice, lo appoggia sulla sedia dietro al bancone e si avvicina alla porta d’ingresso. Ma invece che aprirla per farmi uscire la chiude dall’interno con doppia mandata. Pensavo volesse accompagnarmi all’uscita,  ma in pratica mi chiude dentro.

-Mi segua, le voglio mostrare una cosa.- mi dice il dottore.

Resto immobile. Ferma. Come paralizzata. Seguirlo? E dove? Che cosa dovrà farmi vedere? È già tardi e devo andare a casa…non ho altro tempo da perdere…

-Non si preoccupi, venga pure, ci vorrà solo qualche minuto…- mi dice mentre con la mano mi fa cenno di seguirlo.

Ci vorrà solo qualche minuto, ma per fare cosa? Che significa? Cosa faccio, vado? Non vado? Dovrei assecondarlo? Non lo so. Non so cosa fare, so solo che voglio andarmene al più presto da qui!
Da dietro il bancone s’intravede un’altra stanza.
In qualche modo dovrò pure uscire.
Decido di seguirlo.
Entro nel magazzino della farmacia. Il dottore fa strada camminando davanti con passo deciso. Attraversiamo tutta la stanza fino ad un corridoio. Ci sono delle porte. Altri ambienti. Forse il bagno, forse anche un ufficio. Ma lui tira dritto senza mai fermarsi ed io continuo a seguirlo fino ad arrivare alla fine del corridoio. C’è un’ultima porta. Il dottore la apre e siamo fuori.
È l’uscita di servizio della farmacia. È l’ora di pranzo e per la strada non si vede anima viva.

-Mi venga dietro …- mi dice mentre attraversiamo la via.
Camminiamo per una ventina di metri fino ad arrivare davanti una grande porta a vetri senza insegne e nemmeno il campanello.

-Prego, si accomodi pure. - mi dice il farmacista invitandomi ad entrare.

La stanza è grande e molto luminosa. Mi guardo in torno. Ci sono strani aggeggi. Riconosco un microscopio. Sulla parete destra c’è un lavello ed un lungo piano di lavoro in acciaio e poi, vetreria sparsa ovunque, provette , alambicchi e bottiglie. Sulla sinistra uno scaffale aspetta solo di essere riempito dal contenuto dei cartoni chiusi parcheggiati all’angolo. Ed ancora libri, barattoli, sacchetti ed altri oggetti appoggiati a terra.

-Allora, che ne pensa?- mi domanda il dottore rompendo il silenzio.

-Che ne penso? Penso che è carino … sì, bèh oddio, a parte il disordine …. Mi scusi se mi permetto, non si offenda, ma qui sembra sia scoppiata una bomba! Mi faccia capire … ma dove mi ha portata, nel laboratorio della farmacia? È qui che lei prepara lo sciroppo che ho appena comprato?- gli domando mentre mi aggiro per il locale.

Mi muovo con molta cautela, facendo attenzione a dove metto i piedi. Ho paura di rompere qualcosa. Tutti quei vetri hanno l’aria di essere molto fragili.

-No, signora, no. Gli sciroppi li preparo nel laboratorio della farmacia. Questo invece è mio. Mi scusi per la confusione, ma l’ho preso in affitto da poco e devo ancora terminare il trasloco. Mancano le ultime cose...- mi spiega il dottore.

-Mi perdoni, ma non capisco. Perché ha aperto un laboratorio, a cosa le serve se non ci prepara le medicine?- gli dico.

-Perché ho un bisogno, realizzare un sogno!
Vede, la carriera universitaria è stata lunga e per niente remunerativa. Non potendo fare il mantenuto a vita ho preferito al dottorato un lavoro più sicuro e mi sono messo a fare il farmacista, ma la mia vera passione è sempre stata la ricerca!
Faccio esperimenti da sempre. Ho cominciato nella mansarda di casa dei miei genitori che avevo tredici anni e non ho mai smesso. Vede questo?
- mi dice, indicando una macchina appoggiata vicino al lavello.

-Questo è un mescolatore sottovuoto. E le vede tutte queste attrezzature e tutti questi materiali? 
Li ho comprati con i soldi guadagnati facendo il farmacista. Perché, anche se fare questo lavoro non è mai stata la mia massima aspirazione mi permette di “finanziare” il mio sogno.
- aggiunge.

-…lavora come farmacista e si autofinanzia…interessante…- commento ad alta voce.

-Sì, per ora non ho altra scelta … pensi che per pubblicare il libro che ho scritto sulla galenica me lo sono dovuto auto-finanziare perché non ho trovato qualcuno che fosse disposto ad investire su di me.
La ricerca non da garanzie in questo paese. Chi vuole rimanere nell’università è costretto ad andarsene all’estero. E chi decide, come me, di rimanere, ha scarse possibilità. Se hai un progetto, soprattutto nel campo delle sperimentazioni, nessuno ti aiuta. Nessuno è più interessato ad investire in capitale umano, ma solo nella produzione materiale e nel commercio. Qui si finanziano i fatti concreti, non i sogni.
-

-E le istituzioni?-domando.

-Le istituzioni locali spesso sottovalutano il problema. Ci dovrebbe essere una maggiore sensibilità e una maggiore considerazione per questi temi. Non basta parlarne, servono aiuti concreti!
Poi c’è anche la famiglia.
La famiglia da un lato sostiene economicamente tutti i tuoi studi e ti fa laureare, ma poi, una volta uscito dall’università ti incoraggia al “lavoro subito” per non essere più da peso.
Per cui spesso, spinti dalla voglia di autonomia, davanti all’ipotesi di “gavette” lunghe ed altrettanto dispendiose ma piene di opportunità e la possibilità di un impiego immediato e sicuro ma senza grandi prospettive, si ripiega nella soluzione più rassicurante e meno incerta.
Dall’altro però quella stessa famiglia ti riempie di soldi, soddisfa ogni tua richiesta,ogni bisogno materiale. Non ti fa mancare nulla. La famiglia è l’ancora di salvezza per chi resta, perché male che vada si è sempre con le spalle coperte. Anche se il lavoro non lo trovi comunque hai sempre la sicurezza di un tetto sopra la testa. Insomma, non si è mai troppo “disperati”, per fortuna. Ma è proprio questo “benessere”, questa “fortuna”, questa “sicurezza” che inibisce qualsiasi stimolo per cui non si hanno grandi ambizioni, non si sente la necessità di “creare” qualcosa...
-

-Non si direbbe la stessa cosa di lei…però…- osservo.

-Io sono uno di quelli che sono restati. Ho delle idee, ci credo e voglio realizzarle, dimostrando che si può fare anche rimanendo qua. Non mi sono mai fermato, ho continuato a studiare, sperimentare e fare pubblicazioni. Ovviamente sempre gratis. Naturalmente non basta scrivere un libro ed autofinanziarselo, bisogna anche promuoverlo. E per farlo conoscere e fami conoscere oltre che pagarmelo l’ho distribuito gratuitamente. Il mio non è mica un romanzo di Muccino e non pretendo di far soldi con un libro! Ma proprio grazie ad esso l’anno scorso sono riuscito ad ottenere un incarico come docente per un master annuale di galenica organizzato dall’università di Camerino.-

-Ma se fa il farmacista a tempo pieno, come fa a conciliare il suo lavoro con l’insegnamento o anche solo ad avere una vita privata?-gli domando.

-Sacrificando molto del mio tempo libero. Le lezioni me le preparavo nel fine settimana, mentre per l’insegnamento al corso ho utilizzato tutti i miei giorni di ferie. Non è sempre facile. I momenti di sconforto non mancano. Tengo i piedi in più staffe, ma non mollo. Piuttosto faccio piccoli passi, ma vado avanti. Ora ho preso in affitto questo locale per proseguire i miei studi e per continuare con i miei test e gli esperimenti. Qui potrò organizzarmi meglio e lavorare con più tranquillità! …e cominciano ad arrivare anche i primi risultati, a dicembre, infatti, mi hanno riconfermato la cattedra al master per il secondo anno!-

Ascoltando la storia del farmacista non mi sono resa conto del tempo che passava. Per me si è fatto davvero tardi. Gli faccio i miei più sinceri auguri per i suoi progetti e me ne vado lasciandolo nel suo mondo di vetrini e becher ma, mentre cammino per riprendere l’auto e tornare a casa non posso far altro che ripensare al suo racconto.

Le sue parole mi hanno trasmesso entusiasmo. Mi hanno fatto capire che è ancora possibile realizzare i sogni, bisogna solo crederci!

Salendo in macchina mi ritornano alla mente anche le parole di Luca Barbarossa nell’ultima intervista che ho fatto. Il cantautore romano consiglia ai giovani di andare, di inseguire i loro sogni, di tentare e di mettersi in gioco, perché se non lo facciamo ora che siamo giovani non lo faremo mai più. Ma dice anche che “in tutte le professioni bisogna essere pronti a studiare, a sacrificarsi, a mangiare pane e polvere per parecchio tempo e poi forse ad avere dei risultati.”

Chissà, magari tra qualche anno al farmacista consegneranno anche il Premio Nobel, oppure no, lo scoprirà solo provandoci. Comunque vada sarà un successo, perché potrà dire di averci provato, perché potrà dire di non avere rimpianti nella vita.

Ancora non ho preso lo sciroppo, ma già mi sento molto meglio. Ascoltare questa storia deve aver sortito un effetto placebo perché la mia tosse sembra sparita.

E lo so che state pensando che tutta la storia che vi ho raccontato sia inventata, lo so, anche a me avrebbe dato questa idea se l’avessi ascoltata da qualcun altro, ma è tutto vero. Come faccio a saperlo, come faccio ad esserne certa? …ma è semplice, il farmacista è mio fratello.

Buona galenica a tutti.

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mercoledì 2 febbraio 2011

CRONACHE MOSTRUOSE

Ovvero, la triste realtà del neorealismo mostrografico.
di Laura Gioventù



Ora immaginate una mostra fotografica con diverse foto in bianco e nero.
Tutte della stessa dimensione.
Tutte montate su cornice nera quadrata con passe-partout avorio.
Che cosa vi dicono queste informazioni?
Esattamente nulla, vero?
Bene.
E se vi dicessi ...Dipinto ad olio su tavola di pioppo.
Dimensioni 77 × 53 cm.
Ancora niente, vero?
Bene, molto bene, anzi malissimo!

A Montegranaro (FM) c’è una mostra fotografica.
Si intitola “Luigi Crocenzi: Borgate Romane” ed è composta da una serie di stampe che documentano la vita delle periferie Romane nel 1947, anno in cui l’autore frequentava gli studi di cinematografia nella capitale.
E sabato pomeriggio è stato il giorno dell’inaugurazione.
Arrivo, come al solito, un’ora dopo i saluti delle autorità e la galleria è ancora piena di gente.
Vedo le foto appese alla parete e comincio ad osservarle una ad una facendo tutto il giro della stanza.
Sono tutte foto in bianco e nero e riproducono istanti di vita vissuta, strade di terra battuta, piccole case, vecchi tram sullo sfondo di grandi palazzi, panni stesi ad asciugare, volti di gente comune, donne, vecchi, e bambini che giocano. Testimoniano la povertà, testimoniano i segni dalle difficoltà della vita dell’epoca. Immagini tristi ma vere di un tempo non troppo lontano ma spesso dimenticato.
Molto interessante!
Ma quali sono le Borgate Romane fotografate?
Non lo so.
Le foto non mi dicono nient’altro.
Credevo di trovare delle didascalie, come si fa in ogni mostra che rispetti e che rispetti il pubblico, ma sotto quelle fotografie non c’è scritto nulla.
Non c’è l’autore.
Non c’è il luogo né la data dello scatto.
Non è dato sapere il tipo di pellicola.
Non è dato sapere il tipo di stampa.
E nemmeno la dimensione della foto è importante.

Da visitatrice deduco siano tutti scatti dello stesso autore. Va bene.
Ma di quali Borgate Romane sto vedendo le immagini?
Il titolo della mostra non specifica nulla.
Borgate Romane potrebbe indicare un solo quartiere  ma anche luoghi diversi.
Gli aspetti del degrado urbano, sempre esistito e mai definitivamente scomparso, sono uguali in ogni città di ogni angolo della terra. E tutte le istantanee in mostra non presentano alcun particolare che permetta di identificare in maniera inequivocabile la città impressa nella fotografia.
Potrebbe essere Roma, ma potrebbe essere qualsiasi altra periferia di qualsiasi altra città italiana del dopoguerra. Le foto potrebbero essere state scattate ovunque.
Come faccio a capire se non c’è scritto niente?

Forse gli organizzatori vogliono far giocare ad indovinello i loro visitatori.
Un indovinello rivolto però solo ai cittadini romani. Ma anche se fossi stata Romana piuttosto che Fermana  per me sarebbe stato comunque impossibile riconoscere i luoghi di quelle immagini. Solo chi nel 1947 era un ragazzo e viveva a Roma potrebbe individuare quelle zone e confrontarle con quello che sono diventate oggi. Ed io, come molti visitatori, non solo non sono Romana ma non ero nata nel 1947!

Hanno dato per scontato che i visitatori non fossero marchigiani, oppure la mostra è stata allestita pensando solo ai turisti romani che arrivano nella nostra provincia a fare shopping?

È evidente che i responsabili dell’evento hanno ritenuto superfluo e persino una perdita di tempo comunicare queste informazioni.
Ma allora mi chiedo, come mai sotto la Primavera di Botticelli c’è scritto il nome, l’autore, l’anno, le dimensioni, il tipo di legno e la tempera utilizzata se quel quadro è talmente famoso che lo conosce il mondo intero?

Il giorno dopo, domenica, a Fermo, c’è una seconda mostra dello stesso autore, ma non solo. È una collettiva sul neorealismo della fotografia italiana e comprende immagini che vanno dal 1945 al 1965.
Ed è sempre il giorno dell’inaugurazione.
Tra le immagini ne riconosco alcune uguali a quelle presenti alla mostra del giorno prima. Chissà, magari saranno state inserite per far numero, ma in questa le didascalie alle foto almeno le hanno messe.

Le fotografie mi piacciono molto, così, viste entrambe le mostre decido di acquistare il catalogo fotografico.
Ma non posso farlo. Il catalogo è terminato e se voglio averlo devo tornare alcuni giorni dopo … forse.   
Ma come, la sera dell’inaugurazione hanno terminato tutti i cataloghi?
È incredibile!
E se non avessi più modo di ripassare?
Ma quanti ne avevano portati? Una decina mi dice qualcuno. Ma il giorno di apertura è sempre quello di massima affluenza perciò come minimo ne avrebbero dovuti avere trecento di cataloghi. Come minimo.
Non li avevano pronti oppure avranno preso tutti quelli avanzati dall’altra esposizione? Che fanno, tra una mostra e l’altra, se li scambiano a vicenda in base alle richieste? Oppure sanno già che non venderanno altri libri all’infuori delle giornate inaugurali per cui trecento pezzi non li hanno prodotti per paura di non venderli?
Anche questa esposizione, come l’altra, resta un mese e in un mese non credono di vendere almeno trecento cataloghi?
Ma l’addetto comunale non sa darmi una spiegazione.
Allora, prima di andarmene, chiedo di poter lasciare un commento nel libro delle presenze.
Ma non posso perché non c’è nessun quaderno.
Il quaderno manca perché hanno finito tutte le pagine e non c’è più spazio disponibile nemmeno per un autografo, oppure perché lo hanno perso?
Caspita, ma dalle 17, ora dei saluti istituzionali, alle 19 quanta gente è andata?
Se hanno terminato i cataloghi ed hanno riempito tutto il quaderno di autografi devo proprio essermi persa un evento memorabile. Eppure è molto strano, quando sono andata io ho trovato solo tre persone ed erano da poco passate le 19.
Il messo comunale ammette candidamente che il libro non c’è mai stato e che anche altre persone hanno fatto la mia stessa osservazione.
Saranno i soliti rompiscatole, ma la gente perché non se ne sta a casa la domenica?
Ma se l’ingresso è libero come fa l’amministrazione comunale oppure gli stessi organizzatori a fare una stima del numero dei visitatori se non hanno manco un libro presenze?
Forse, oltre che sui cataloghi, vogliono risparmiare anche sul libro ed hanno deciso di far contare il numero delle persone che entrano all’addetto alla reception e poi a fine giornata tireranno le somme.
Certo, così è anche più facile mentire sui numeri, altrimenti come fanno a dire che ci sono stati tre mila visitatori?
Eppure l’evento è stato finanziato anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo. Questi enti che elargiscono soldi non sono interessati ai numeri oppure danno il contributo agli eventi che giudicano interessanti anche se poi hanno un successo incerto?
Con quale criterio si patrocinano e si sponsorizzano queste manifestazioni?
Per una mostra si spendono anche i soldi dei cittadini quindi si dovrebbe render conto delle spese sostenute e dei riscontri avuti anche in termini di visite.
La mancanza di un costo del biglietto non vuol dire automaticamente che l’evento sia gratuito. Alla fine paghiamo sempre noi cittadini attraverso i fondi degli assessorati.
Ma chi organizza la mostra che lavoro fa?
Che senso ha spendere soldi pubblici se poi le mostre sono così male organizzate?
Se la mostra non ha affluenza significa che qualcosa non funziona. Non piace, non interessa oppure non è stata promossa adeguatamente. E  se non funziona non sarebbe meglio direzionare le risorse su altri tipi di interventi culturali? Perché altrimenti queste iniziative hanno la puzza della solita propaganda politica per compiacersi ed autocelebrasi con la solita cerchia di elettori.


Pensate siano solo dettagli? Pensate che queste cose siano solo sottigliezze?
Non credo.
No. Sono dei segnali importanti.
Dimostrano che le amministrazioni, le associazioni locali e gli stessi organizzatori sottovalutano erroneamente la capacità critica dei loro visitatori.
Dimostrano che in qualità di fruitori di cultura non contiamo nulla per loro, ma solo come contribuenti.
Dimostrano che non serve saper organizzare bene mostre fotografiche e questo mi dispiace profondamente.
Ma se non sono in grado allora credo sia il caso di farle organizzare a chi è più competente. Perché la promozione turistica di questo territorio passa anche per queste manifestazioni culturali e non solo per gli outlet calzaturieri, le verdi colline o il ciabuscolo.

Ah già, è vero, scusatemi, me ne stavo dimenticando, volete sapere a chi appartengono le misure del dipinto ad olio su tavola di pioppo, vero? Ebbene sono della Gioconda di Leonardo Da Vinci!

Ma siete proprio sicuri che le misure della Gioconda siano effettivamente 77 x 53 cm? Forse sono giuste, ma andatelo a controllare di persona, tanto Parigi è dietro l’angolo.

Buona mostra a tutti!

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domenica 23 gennaio 2011

CRONACHE FERMANE

Ovvero, un quarto d'ora di comparsata non si nega a nessuno!
Di Laura Gioventù


Ciak, si gira!


Sono le dieci del mattino.
Squilla il telefono.
Chi potrà mai essere che disturba a quest’ora del mattino?
Prendo in mano il telefono. Sul display compare il nome di Carla, una mia amica. Ma guarda un po’ chi telefona, penso, saranno due mesi che non la sento? No, forse più di tre. Caspita, come corre veloce il tempo. Forse si preoccupa di sapere che fine ho fatto, forse vuole sapere come sto, magari mi chiama per un invito a cena. Le rispondo.

Laura  -Pronto chi parla?-

Carla - Ciao Laura, scusami se ti disturbo, stavo su face book e mi è stata segnalata da un’amica la notizia che il regista Pupi Avati girerà il suo prossimo film a Fermo. Ma è vero? Tu ne sai qualcosa?- Esordisce la mia amica che tutto sembra meno che interessata di sapere come sto.

Laura - … Veramente è già da un po’ che la notizia circola sui quotidiani locali, le prime indiscrezioni risalgono a prima di Natale!!! - le rispondo.

(Che tempismo, per me la cosa non fa più notizia, ma del resto capisco che leggere il giornale è noioso.)

Carla -Ma allora è tutto vero!- si affretta ad aggiungere lei, piena di entusiasmo.

Laura -Sì, sembra proprio di sì. Le riprese dovrebbero iniziare a metà febbraio, almeno questo è quello che dicono ...- le confermo.

Carla -… ed ho letto che gli attori principali saranno Michaela Ramazzotti e Cesare Cremonini e che stanno cercando delle comparse!!! E c’è pure un indirizzo di posta elettronica. Chiunque sia interessato a partecipare alle selezioni per il casting può inoltrare la richiesta inviando foto e curriculum direttamente via mail...-

Laura -Non mi dire che vorresti fare la comparsa, ma dai …-

Carla -Ma no, non io, è il mio nuovo ragazzo che vorrebbe candidarsi.-

Laura -Sì, ma digli pure di non montarsi la testa perché il cast potrebbe già essere stato scelto. Non è detto che stiano davvero cercando nuovi volti, questa del casting potrebbe essere solo un’ipotesi lanciata per fare rumore ... la notizia infatti potrebbe solo essere  un’operazione mediatica per richiamare l’attenzione e l’interesse della gente.-

Carla -Comunque sia sarebbe un peccato non approfittarne. È una fortuna che un regista così famoso abbia scelto proprio Fermo per girare il suo film. Forse tu non ti rendi conto,ma un’occasione del genere non capita mica tutti i giorni! … sto pensando di partecipare anche io!-

Laura -No, no. Io, invece, mi rendo conto benissimo … -
Mi rendo conto di quanto siamo provinciali. Nella provincia basta una notizia del genere che subito impazza la voglia di apparire del popolino, ma una volta spente le luci della ribalta tornano coglioni come prima.

Carla -Ovvio, io non sono un’attrice, però sono una bella donna … e pure alta … faccio la mia bella figura e non è poco! No, perché, parliamoci chiaro, visto quello che offre il “mercato locale”, secondo te, ma se non ci provo io chi ci dovrebbe provare?!?-  precisa lei.

È incredibile, una troupe si sta muovendo per girare nel Fermano le scene del prossimo film di Pupi Avati e i miei concittadini lo stanno aspettando manco fosse Fellini o Monicelli e addirittura il nostro illustre Sindaco ha sparso la voce per trovargli le location e, a sto punto, magari pure le donnine allegre per sollazzare i macchinisti?

Carla -Tentar non nuoce, potrebbe essere solo una bella esperienza oppure qualcosa di più … chissà … Nella vita, mia cara, non si può mai sapere! Mi vedono, mi scelgono … e divento una star. Te l’immagini, mi trasferisco a Roma, e tra una serata mondana e l’altra comincio a girare tutto il mondo …. Comunque ho già tutto pronto, anche il book fotografico! Una mia amica che fa la fotografa me ne ha fatto uno proprio l’estate scorsa!- mi dice lei sempre più galvanizzata.

Una star? Successo, soldi facili, vita facile….La fantasia non ha limiti, ma Carla supera di certo il confine. In effetti è una bella donna, ma quanto potrebbe bastare? La bellezza non è tutto. Ma poi, per uscire da Porto San Giorgio si deve per forza diventare famosi?

Laura -Beh, ma allora cosa aspetti, sbrigati a mandare la richiesta!- le faccio.

Ma Carla subito mi risponde - Stavo per farlo … ma poi … dicono che l’indirizzo non sia esatto e tutte le mail inviate tornino indietro. Questa cosa dell’indirizzo mail non è molto chiara … -

Laura -Sì, ma hanno anche comunicato la correzione. C’è stato un errore di stampa, sembra mancasse un punto nell’indirizzo. Se leggessi i giornali … -

Carla -Dici? Non lo so. La mail resta impersonale, e poi non è sicuro la prendano …  potrebbero anche non riceverla … potrebbero cestinarla … potrebbe succedere di tutto, sai come funziona .... e poi, poi moltissimi aspiranti attori si saranno già fatti avanti e chissà quanti altri se ne presenteranno … per questo volevo chiederti, ma tu, tu non conosci un modo per accelerare? -

Laura -Accelerare? No, mi dispiace. Da quello che mi risulta, questo, per ora, è l’unico modo per partecipare ai casting per il film!-

Carla -No, sai, te lo chiedo perché un giorno t’ho vista parlare con un tizio che è amico di un amico di uno che dovrebbe conoscente il Sindaco … perché un conto è inviare una mail … un conto è essere presentati …. sono sicura che se ci vedessero di persona sarebbe diverso …. capisci? - insiste la mia amica.

Laura - Sì, sì, capisco benissimo. Ma l’unica cosa che posso dirti è di provare ad aggiungere il punto nell’indirizzo mail … anzi, per essere sicura ti consiglio di spedire le richieste ad entrambi gli indirizzi mail! Tutto quello che so purtroppo è quello che leggo dai giornali locali.- le ripeto.

Tutto il mondo è un paese! Ora capisco il vero motivo della telefonata, siccome non ha un futuro se lo prende con una scorciatoia!

Laura -Tu ti dai tanto da fare, ma se per assurdo la produzione alla fine si trovasse a dover scegliere tra te e il tuo ragazzo, e scegliesse lui, come la mettiamo? Non ci hai pensato? È un’eventualità che dovresti prendere in considerazione … la legge di Murphy non la conosci? “Se qualcosa può andare storto allora lo farà”. ahahah - le dico mentre scoppio a ridere.

Carla -Ad essere sincera ti ho chiamato perché il mio vanitoso ragazzo mi ha chiesto di informami per lui … ha talmente insistito che alla fine anche io … ti confesso che in realtà mi sto muovendo solo per me. Se mi devo esporre lo faccio per me, mica sono scema!-

Come biasimarla, nella mia zona i maschi mandano avanti le moglie perché loro non si vogliono esporre.
Ma se la moglie ha successo, allora si fanno avanti per fare da impresari e contabilizzare la fortuna delle loro consorti. E dopo, magari, non faranno altro che vantarsi con i propri amici perché avevano sempre detto che la “loro” donna aveva i numeri per emergere, ma che è solo grazie a loro se certe qualità vengono a galla. Ovvio!

Carla -Comunque come non detto, pensavo mi potessi aiutare in qualche modo … pensavo sapessi come fare per presentarmi. A questo punto dovrò chiedere ad una ragazza che recita in una compagnia teatrale. Avrei preferito risolvere in altra maniera, ma non ho alternativa. Non ho molta confidenza ma lei, di sicuro, saprà come fare. Lei di sicuro potrebbe aiutarmi. Però potrebbe pure non farlo … perché a te non te ne importa nulla di queste cose, ma questa ragazza potrebbe voler partecipare esattamente come me e non verrà di certo a dirmi come fare per … - aggiunge la mia amica.

Ma io replico -Può darsi, del resto tu, al suo posto, non faresti la stessa cosa?-

E lei -Vabbè ma che centra, dai, ora provo a chiamarla, poi ti farò sapere … ciao. -

La conversazione telefonica si chiude ed io rimango basita con il telefono in mano. Carla non m’ha dato manco il tempo di salutarla.

Certo, siamo considerati  maluccio. Il Sindaco crede che basti dare al popolo "Panem et Circenses", come dicevano i latini, per ingraziarsi i cittadini e farli fessi e “coglionati”, ma se la gente poi corre verso il casting allora forse hanno ragione i governanti.

Certo, stiamo combinati malino. Affetti dalla smania di apparire in televisione e di uscire dall’anonimato, tutti vogliono fare gli attori o le attrici pensando che la comparsata in un film sia l’occasione machiavelliana che risolva la vita. La panacea di tutti i mali, la via diretta verso una carriera di successo.

La mia amica sarebbe disposta a tutto, quindi farebbe di tutto. (sarà così che nascono le escort ?) È un’altra di quelli che piuttosto di costruire qualcosa cercano solo scorciatoie. Di quelli che partecipano ai quiz televisivi sperando nella vincita milionaria, di quelli che credono che andando a “Uomini e donne” oppure al “Grande Fratello” si diventi famosi senza talento, senza studiare e senza capacità vere.
“Non studierò, non leggerò, ecco perché diventerò qualcuno”, recita una canzone di Caparezza.

Presseranno la produzione, sfrutteranno le conoscenze di questo e di quell’altro, cercheranno l’arrivo facile senza cercare di costruire un futuro solido. Non serve studiare, non serve fare la gavetta, perché si cerca di passare avanti solo con le conoscenze. E chi studia e si prepara una vita intera?
(Per carità, le raccomandazioni serviranno pure, ma bisogna saperle usare nel momento e nel modo giusto.)

Siamo proprio provinciali che aspettano le star del cinema come l’arrivo di un extraterrestre, e che credono in una apoteosi mondiale dopo l'uscita della pellicola per Fermo e Provincia,
I maschi Fermani che sperano nelle attrici per allargare la collezione di farfalle, e le femminucce che scalpitano per un successo effimero che non hanno. Così va il mondo.

Ciao Carla.
Uno su mille ce la fa.
Buona comparsata a tutti.


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domenica 16 gennaio 2011

“Attenti a quei due”

“Attenti a quei due”,
ovvero, cosa succede quando due artisti famosi affrontano delle domande fuori di testa messe in due Panama di Montappone.
 

Di Laura Gioventù




Venerdì 14 gennaio 2011

Abbiamo incontrato Neri Marcorè e Luca Barbarossa nei camerini del Palasport di Porto Sant’Elpidio (FM), a pochi minuti dalla loro esibizione per lo spettacolo che i due artisti hanno deciso di dedicare alla solidarietà, devolvendo i proventi del ricavato, a favore della Fondazione Paladini per il finanziamento di progetti a sostegno delle persone affette da patologie neuromuscolari….ed ora vi racconto cosa è accaduto.
Avevo portato con me alcune domande, due cappelli Panama di Sorbatti (Montappone) e l’idea di mischiare le domande per poi distribuirle equamente nei due cappelli, di modo che ognuno dei due “ragazzi” avesse le sue domande nel suo cappello ma  rigorosamente messe a casaccio, un gioco, e loro si sono prestati al gioco ben volentieri.

L. Gioventù: - Facciamo un gioco. Ragazzi, mi raccomando, siccome è una cosa seria, non mi fate troppo ridere … -

N. Marcorè: - Che cosa devo fare?-

L. Gioventù: - Lo vede il cappello? Le vede le domande dentro al cappello? Bene, ne prenda una, la legga e dia la risposta. Crede di poterci riuscire?-

L. Barbarossa: - (sbirciando come un monello all’interno del cappello qualche domanda) … ma sono tutte così provocatorie? -

L. Gioventù: - Dai, per favore, non cominciate a leggere prima. Ho detto che è un gioco, siate seri! (a me viene già da ridere). Marcorè, inizia tu! -

N. Marcorè (leggendo la sua domanda): -“Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai”. (Ligabue). Non mi azzarderei mai di darle del coglione ma..lei le ricorda quelle notti, quei locali o solo piazze, in cui era allegro, ingordo con il vizio di non smettere mai, oppure è sempre stato una persona, come si dice spesso, con la testa sulle spalle? Era uno di quei  ribelli che dopo troppe battaglie hanno messo la testa a posto? -

(R) - No, Io non sono mai stato troppo…purtroppo! Avrei sempre sognato una vita spericolata con “whiskey droga e rock’n roll” … ma no, in realtà non è che l’ho sognata veramente … sono sempre stato un tipo tranquillo, un po’ per indole, un po’ perché non mi attirava quel tipo di vita, un po’ anche perché nella provincia, come la nostra, non è che ci sia chissà che cosa…ma vuoi rispondere  pure tu (guardando Luca)? Oppure ognuno c’ha la sua di domanda? Comunque ero un ragazzo con la testa sulle spalle … un bravo ragazzo … -

L. Barbarossa: - No, no, io c’ho le mie! Infatti ora leggo la mia …“E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.”(Marcello Marchesi). Se la dovessimo giudicare dalla persona con la quale si sta esibendo, secondo lei cosa dovremmo pensare?-

(R) - Beh, pensare bene, perché Neri è notoriamente una persona “da bene”, che tutti amano. Credo sia l’attore più amato dagli italiani e tra poco anche dai francesi perché è in uscita un film in Francia con Neri e Stefano Accorsi e presto sarà amato anche oltralpe. È una persona di enorme talento e mi onoro, anzi, mi pregio della sua amicizia!

N. Marcorè: - Dai, non farmi troppa promozione … mi fai arrossire! Adesso leggo la mia … “Meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta”?-

(R) - (assumendo la posa dell’avvocato difensore) Questo lo dicono, esatto, quelli invidiosi delle Marche, perché nelle Marche, signori e signore, si vive bene e si conduce un’esistenza come dovrebbe DA essere (DA essere, DA essere!) ...tutto a misura d’uomo, e anche di donna, con una cucina meravigliosa. C’abbiamo, nella provincia di Macerata, ultracentenari come solo in Sardegna. Quindi, lor signori mi capiscano, un marchigiano alla porta è meglio di un morto in casa!-

L. Gioventù: - Bene, dopo l’arringa difensiva, adesso ci dica veramente un difetto dei marchigiani e quanto c’è di marchigiano in Luca?-

N. Marcorè: - I difetti dei marchigiani … no, no, no … questo lo devi chiedere a lui. E poi, quanto di marchigiano c’è in Luca?… in Luca c’è molto di marchigiano … -

L. Barbarossa: - dici? -

N. Marcorè: - … sì, perché è uno che dice pane al pane vino al vino... mi dispiace non dire un difetto dei marchigiani, ma questo è un altro pregio. Luca è una persona franca e schietta, è uno che apprezza le cose naturali così come stanno, quelle artefatte non le apprezza molto quindi…un bicchiere di vino con un panino … la felicità! (mentre canta la canzone di Al Bano) … una partita a tennis, un calcio anche al pallone, la famiglia, i figli, gli affetti … Luca è molto, molto marchigiano. Ha anche lui la testa sulle spalle marchigiane e poi, poi si esprime in dialetto marchigiano come nessun altro romano sa fare!-

E prima che Barbarossa legga la domanda successiva, è Neri che lo incalza.

N. Marcorè: - Dai romano, dimmene almeno uno … l’avremo un difetto almeno … oppure abbiamo tutti solo pregi? -

L. Barbarossa: - No. I marchigiani non hanno difetti. I marchigiani sanno vivere … beh, forse proprio vivere non direi, ma l’unica cosa che posso dire è che Neri, e non i marchigiani, è un po’ invidioso del fatto che io vivo a Roma, che sono nato a Roma, che sono stato ispirato dalla città perché lui non è che può scrivere canzoni sulle olive ascolane … è evidente che Roma ispira. -

N. Marcorè: - … forse un difetto è la lentezza …. la lentezza dei marchigiani.-

L. Barbarossa: - Aspetta, aspetta … Neri, mi è capitata una domanda cattivissima …”Non è mai troppo tardi per diventare un bravo artista....lei quando inizierà ad esserlo?...ha già iniziato?...e come mai non ce lo ha mai detto allora?”-

N. Marcorè: - Ma queste domande erano invertite o sono capitate così a caso? Posso pescare anche nel cappello di Luca? … è divertente sta cosa! –

L. Barbarossa: - No. Nel mio cappello non ci peschi! La risposta è … ma lei come si permette??? Noi le apriamo le porte del nostro camerino, e anche le nostre braccia, che solo alcune donne fortunatissime hanno avuto questo onore e lei, lei che fa, ci tratta così a pesci in faccia …?-

N. Marcorè (gli fa eco): - … a pesci in faccia … che pesci sono? Dell’Adriatico? Cara signorina, ma almeno sono i pesci della nostra riviera adriatica?-

L. Barbarossa: - … questa domanda, cara signorina, sarebbe potuta capitare al mio socio, che notoriamente è violento …-

N. Marcorè: -…e sensibile!-

L. Barbarossa: - … lei deve ringraziare che sia capitata a me, perché altrimenti avrebbe fatto una brutta fine … magari quello se la baciava pure.-

L. Gioventù: - (fra me e me….Ho il timore che questi due si stiano prendendo gioco di me.)

N. Marcorè: - Adesso tocca a me (e legge la domanda successiva) …“ Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un calciatore..” (Francesco De Gregori). Nel caso….chi di voi due calcerebbe il rigore della vita?-

(R) - Toga! Che bella questa domanda! –

L. Barbarossa (intromettendosi): - Lui … lui … è lui, è lui, io segno sempre in corsa, non posso mica segnare da fermo…e poi siamo a Posto Sant’Elpidio mica a Fermo! –

N. Marcorè: - Allora … io sono uno che...punto. Boh, non lo so. Se c’è da prendersi una responsabilità me la prendo, quindi se c’è un rigore da calciare e se tutti indietreggiassero … lo tiro io … poi magari lo sbaglio … però lo tiro. Ma posso dire la stessa cosa anche del mio socio che c’ha gli attributi per dire “non mi si piegano le ginocchia quando devo affrontare una sfida” e forse litigheremo e ci picchieremo per battere entrambi il calcio di rigore. -

L. Barbarossa: - (leggendo una delle cinque domande che si era già letto mentre l’amico rispondeva) … “Con l’avvento del cinema e della fotografia si sta perdendo il senso della morte, oramai sembrano tutti ancora vivi e vegeti vedendoli alla televisione e alla fine nessuno muore più veramente. Il gesto di Mario Monicelli è secondo voi un nuovo modo di “vivere” ancora o e una scorciatoia per l’eternità?”-

(R) - Il gesto di Mario Monicelli mi ha molto colpito e commosso pur nella sua drammaticità - perché comunque un uomo che si lancia da una finestra è un gesto drammatico - mi è sembrato il congedo più logico per un laico quale lui era. Uno che ha sempre vissuto come aveva desiderato vivere e che ha scelto, non di togliersi la vita e di morire di morte violenta, ma di non morire tutti i giorni perché la malattia a questo lo avrebbe portato, ad una lenta ed inesorabile agonia. Ad una degenerazione che lui non avrebbe meritato né sopportato come nessuno dovrebbe sopportare. Quindi credo che  il suo gesto, paradossalmente, anche alla fine dei suoi giorni, sia stato un gesto verso la vita.-

N. Marcorè: - (molto serio) … posso aggiungere che, dal momento che abbiamo fatto la domanda sul rigore della vita, Monicelli ha tirato il rigore della sua vita. Ha deciso che la vita era la propria ed avendola sempre vissuta ad accelerazione piena, non si avvedeva a viverla in altro modo e ha deciso che la media non andava abbassata ed ha preferito fare così.-

Barbarossa conta i foglietti nel suo cappello e vede che gliene manca uno.

N. Marcorè (guardandolo) : -  ... ho letto le tue domande e te ne ho fregata una … ma adesso tocca a me leggere …“Se A è uguale al successo, allora la formula è: A uguale a X + Y + Z, dove X è il lavoro, Y il gioco, Z il tenere la bocca chiusa”. (Albert Einstein). Eppure un cantante e un attore proprio della parola e della bocca hanno bisogno … Quale fattore cambia nella formula del successo di Marcorè?-

(R) - Ma di che ti droghi? Di ciabuscolo? … La domanda è difficile però è semplice la risposta … è l’ironia. Nella formula cambia l’ironia. L’ironia nella vita è fondamentale … -

L. Barbarossa: - Adesso tocca ancora a me, senti questa Neri … “Attenti a quei due” è una minaccia oppure una promessa? Il vostro spettacolo è un’istigazione a delinquere, ad uscire di casa o che cosa?”-

(R) - La vera istigazione a delinquere, secondo me, è restare a guardare la televisione a casa. Credo che uscire per andare a vedere uno spettacolo sia sempre un gesto di grande curiosità e di apertura verso gli altri. “Attenti a quei due” è una delle tante occasioni per uscire di casa e visto che ognuno di noi ha tanti cavoli per la testa trovo che la leggerezza di questo spettacolo sia ideale. Questo non è solo uno spettacolo comico, a tratti porta anche alla riflessione, ha dei momenti musicali ed è fatto anche di emozioni. La somma di tutti questi fattori porta in definitiva ad uno spettacolo leggero ed io, molto sinceramene, quando esco di casa, dopo giornate pesanti e molto intense, fatte di tanti impegni, gradisco molto chi mi regala due ore di leggerezza. Sono molto più grato, per esempio, a Checco Zalone rispetto a quelli che mi fanno dei film che torno a casa che sto peggio di quando sono uscito … -

N. Marcorè: - … allora … “Barbarossa … Ariete 1961 e Marcorè … Leone 1966. Come riescono a convivere sul palco due “fuochi” come voi?"-

L. Barbarossa (ironicamente): -… due cuochi? Ci ha dato dei cuochi? -

N. Marcorè: - … Sì, si, dei cuochi … Luca, tra l’altro, è un ottimo cuoco!-

L. Gioventù: - “Convivere con un Leone significa sempre dargli ragione?”-

N. Marcorè: -  Ma no, ma non è vero … -

L. Gioventù: - “Come fa a resistere un bambino viziato come l’Ariete?-

L. Barbarossa: - … sì infatti … siamo un po’ viziati …-

L. Gioventù: - “Il passatempo di un leone è impartire ordini. Vuole essere sempre al centro dell’attenzione, è prepotente, è egocentrico e dà ordini a chiunque gli stia intorno?”-

N. Marcorè: - Noi siamo due segni di “fuoco” però capaci anche di lasciare spazio. Tra noi ovviamente abbiamo delle metodologie diverse per arrivare ognuno al proprio obiettivo, però in effetti siamo entrambi abbastanza “capoccioni”. L’uno con l’altro -e questo è forse il segreto del fatto che “stiamo insieme” da parecchio tempo- non ci pestiamo i piedi perché poi nei segni di fuoco c’è sempre uno che vuole imporre la propria volontà. In questo senso siamo molto umili…forse avremo degli ascendenti che ci favoriscono…io sono Leone ascendente Bilancia…lui forse una cosa simile…-

L. Barbarossa: - … io, sono Ariete ascendente Leone …. ammesso che mia madre ricordi a che ora sono nato … -

L. Barbrossa (legge la domanda successiva): - …”Nel caso i suoi figli le confessassero di voler intraprendere una carriera artistica simile alla sua,  spenderebbe il suo tempo per dare loro le informazioni giuste per sfondare o spiegherebbe fino alla nausea che ci sono professioni meno dispendiose e più remunerate di quella che fa attualmente lei?”-

(R) - Nessuna delle due cose. Secondo me è sempre bene quando un figlio vuole intraprendere una carriera artistica, perché anche questo è un segno di grande sensibilità ed apertura ma, sostanzialmente i figli devono essere felici. Un genitore lotta per la felicità dei propri figli e non deve intromettersi più di tanto ma deve però passare ai propri figli l’informazione che qualsiasi strada sceglieranno, questa deve essere una strada portata avanti con serietà e sacrificio. Visto da fuori si può pensare che il mondo dello spettacolo sia una passeggiata di salute invece, come tutte le professioni, anche in questa bisogna essere pronti a studiare, a sacrificarsi, a mangiare pane e polvere per parecchio tempo e poi forse ad avere dei risultati. Quindi bisogna insegnare ai figli che questa non è una scorciatoia e che le scorciatoie nella vita non si devono mai prendere.-

N. Mercorè: -… c’è gente di spettacolo tristissima e depressa e ci sono metalmeccanici felici ed entusiasti! -

L. Gioventù: - Altro giro, altra corsa … tocca a Neri! -

N. Marcorè: - “Un attore fa di tutto per diventare celebre e poi, quando ci riesce, si mette un paio di occhiali scuri per non farsi riconoscere”.(Marcello Mastroianni). Lei cosa indosserebbe per passare inosservato? -

(R) - Io sono stato riconosciuto nonostante fossi bardato da sciatore, quindi con la cuffia, gli occhiali, il giubbotto. Sembrava la scena del film “Fantozzi è lei?”. Mi hanno riconosciuto in fila allo skilift quindici anni fa dicendomi “ah … lei è Marcorè, ma con questa “canappia” si riconosce…!” Insomma, il naso non mi permette di camuffarmi. Dovrei indossare un naso diverso ma le dimensioni non sarebbero credibili quindi comunque non passerei inosservato … -

L. Barbarossa: - Ora tocca a me, che bella questa canzone …“bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà: tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!”(Eskimo - Francesco Guccini). A suo parere, potendo fare un azzardato paragone fra i giovani della sua generazione e i giovani di quella attuale, in cosa i giovani di oggi continuano a non essere propositivi, per una scelta sbagliata del tempo da vivere o per contrarietà?-

(R)
- Le contrarietà credo ci siano sempre state. La favola dei figli che oggi hanno una strada più difficile di quella dei loro padri o viceversa a me non ha mai convinto pienamente. Credo che nell’accezione proprio del termine “giovane” ci debba essere proprio la capacità di saper rischiare, di azzardare, di prendere e andare. Spesso sento dire “ma i giovani non escono da casa perché le case costano troppo… e perché questo...e perchè quello…”  ma noi quando siamo usciti da casa non cercavamo casa, cercavamo tutto, tranne la casa! Anche oggi consiglierei ai giovani di andare, di inseguire i loro sogni, di tentare e di mettersi in gioco, perché se non fanno questo da giovani non lo faranno mai più.-

N. Marcorè: - Ora la leggo io questa domanda (e provandosi il cappello allo specchio) … è dei nostri, vero? … “Se vi offrissero due ruoli in un film, chi vorreste essere: Bud Spencer e Terence Hill; Stansky e Hutch oppure Jack Lemmon e Walter Matthau nel film ...La strana coppia???”-

(R) - Nessuna delle tre coppie. Questo spettacolo si chiama “Attenti a quei due” quindi vorremmo essere Tony Curtis e Roger Moore …-

L. Barbarossa:  -…Franco e Ciccio…!  (ride)

N. Marcorè (ridendo): - …cicciuzzo!… io sono più “british” per cui interpreto Roger Moore, lui invece fa Tony Curtis, l’americano. Però queste sono tre coppie meravigliose. A me personalmente piacciono tutte. Bud Spencer e Terence Hill, per esempio, però … siccome Luca dovrebbe fare Terence Hill ed io Bud Spencer….no, allora preferisco fare Stansky e Hutch. Io faccio Hutch e lui Stansky, che era quello più veloce. Va bene Luca?-

L. Barbarossa: - Io preferisco Stanlio e Olio! -

N. Marcorè: - …la prossima domanda è una canzone di Barbarossa… Luca leggila un po’ tu! -

L. Barbarossa: - …“Quando diventerò grande,
sarò famoso e sarò pieno di grana,
tornerò qui nel mio quartiere,
con una macchina americana,
e comprerò fiori per tutti quanti,
scenderemo in strada come a carnevale…”(Quartiere)
Ascanio Celestini dice che in fondo un quartiere è come un paese di provincia, ma un paese di provincia non sarà mai un quartiere…come mai?
-

(R) - Mammamia….ho i crampi al cervello con questa domanda…e questa perché l’hai data a me?-

N. Marcorè: - …perché è difficile no, mica sono fesso, te l’ho data apposta…-

L. Barbarossa: - Porto Sant’Elpidio oppure Porto San Giorgio non saranno mai un quartiere. Questo lo confermo, ma è ovvio anche che un quartiere, pure se vissuto come un paese, appartiene ad un insieme molto più grande e più complesso. Dal quartiere ci si può anche perdere e disperdere nei tanti vicoli e vie della città. Poi, tra me e Neri, c’è un’antica disputa sui vantaggi di essere romani o di essere di Porto Sant’Elpidio. Ognuno di noi tira l’acqua al proprio mulino: io sono, tutto sommato, contento di essere nato e vissuto a Roma perché è una città che aveva il fascino del paese e nel contempo aveva l’attrazione di una grande metropoli … di un grande crocevia di storia, di racconti e di persone. -

N. Marcorè: - Io sono contento di aver vissuto l’infanzia in un paese come Porto Sant’Elpidio dove tutto è a dimensione riconoscibile. Dopo di che, quando si cresce, quando ci si ingrandisce (ride) e si ha bisogno di avere stimoli diversi... poi … insomma, sono felice di aver passato l’infanzia e l’adolescenza in provincia, e sono felice anche che la vita poi mi abbia dato l’opportunità di passare in una grande città con stimoli diversi. Ciò non toglie che Sant’Elpidio ha sempre qualche cosa in più rispetto a Roma….ecco…c’ha più lettere per esempio….P o r t o S a n t’ E l p i d i o…(ride) -

N. Marcorè: - Vabbè, dopo questa superiorità di Sant’Elpidio passiamo alla prossima domanda …“Quando certi uomini di teatro sollecitano la partecipazione viva del pubblico ai loro spettacoli dovrebbero meditare sui pericoli cui vanno incontro.” (Ennio Flaiano) …Grande saggezza, ma la domanda qual è? Ah … eccola! …”A Sant'Elpidio a Mare il mare non c'è, a Porto Sant'Elpidio il porto non c'è, al Teatro delle Api sperate di trovare il miele oppure avete paura delle punture degli spettatori?”-

(R) - Domanda curiosa, se permetti, ma anche un po’ birichina. Al Teatro delle Api non abbiamo mai paura degli spettatori ed è un teatro che da quando ha aperto i battenti sta andando benissimo. È diventato un polo culturale importante per questa zona, non soltanto di questa città, se così può essere definita. Insomma, il miele in qualche modo lo abbiamo già trovato e gli spettatori direi che pure si dichiarano sempre molto contenti e lo si vede dalle partecipazioni con cui affluiscono al teatro. Anche la tua bella faccina viene spesso a teatro, vero? Brava, fai bene! -

L. Barbarossa: - Senti questa invece, qui c’è il nostro amico Giorgio…”Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me.” (Giorgio Gaber). Sinceramente, lei teme più Berlusconi o se stesso?-

(R) - Secondo me questo paese è diviso tra persone che amano troppo Berlusconi e persone che lo odiano troppo. Io vorrei semplicemente prescindere da Berlusconi.

N. Marcorè: - Berlusconi eh … ignorarlo!-

N. Marcorè:  - Luca senti questa, adesso qui ci si stringe il cuore …”Non è Francesca” (Lucio Battisti) E allora chi era la ragazzina per la quale avevate perso la testa?-

(R) - Ho avuto amori folli a partire dell’infanzia in poi, bambine e poi ragazze per le quali avrei dato braccia, arti e tutto poi, dopo qualche mese o anno, è tutto passato quindi nell’ordine…Maria…Sonia…Catia….ecct…ecct.-

L. Barbarossa: -… anche io ho avuto un amore folle ... perché mi ero dimenticato di mettere la marcia … siamo andati a sbattere sull’albero di cedro …-

N. Marcorè: - Quante ce ne stanno di domande ancora?-

L. Barbarossa:  - Dai Neri, sbrighiamoci, dobbiamo andare! Questa è l’ultima… è l’ultima per tutti … dobbiamo proprio andare … si è fatto tardi. Io sono il cattivo dei due, non so se l’ha capito… (manca veramente poco all’inizio dello spettacolo ) …”È tutto un rivisitare, tutto una cover con novità rare ma con molte rielaborazioni, l’utilizzo ed il recupero del passato nell’arte, nella musica, nel cinema sta diventando una necessità, una moda o paura per il futuro?”-

(R) - È un momento di grande crisi creativa internazionale, non solo Italiana. Non arrivano grandi idee. Questo è secondo me frutto di una società del benessere che crea poche “necessità interiori”. Se la gente sta bene, “non soffre” … non è ispirata … sono tutti molto soddisfatti materialmente. Siamo tutti dei grandi compratori di cose ...-

L. Gioventù: - …Compri cose di cui non hai bisogno…-

L. Barbarossa:  - Esatto, ci convincono che senza queste cose non si possa vivere. Non è così. La ricerca di queste cose e la lettura del manuale per utilizzarle -perché in genere si tratta di tecnologia- prende quasi tutta la nostra giornata e poi, l’impiego stesso di queste cose, ci porta via altro tempo ... vedi computer, televisioni, videogiochi e tutto il resto. È ovvio che questo sistema non produca grande ricerca interiore e quindi grandi idee per l’arte. Credo quindi che, tutto sommato, non sia da disprezzare la rivisitazione dei classici perché, come dice la domanda, almeno è una certezza di qualità e di contenuto della proposta.-

N. Marcorè: - Ultima domanda, questa è seria … possiamo rispondere anche insieme ...-

Luca Barbarossa inizia a prepararsi per lo spettacolo provando il suo Panama.

L. Gioventù: - Vi faccio io la domanda…”Ritornate sul palco per una serata di beneficienza a favore della fondazione marchigiana Paladini. Il ricavato della serata sarà utilizzato per finanziare progetti a favore di persone affette da patologie neuromuscolari. La solidarietà è spesso confusa con la beneficenza, o peggio con l'elemosina, come riconoscerne la differenza e come spiegare a chi pratica il disinteresse che di solidarietà non ce ne sta mai abbastanza???”-

N. Marcorè: - La differenza tra elemosina “brutta” e solidarietà è che l’elemosina si fa per liberasi da uno scocciatore o per sistemarsi la coscienza, la solidarietà invece è un percorso interiore molto più profondo che parte dal prendere coscienza del fatto che c’è chi nella vita ha avuto più opportunità e chi ne ha avute meno. Non sempre questo dipende dalla propria volontà, ma anche da un fatto casuale. Chi è fortunato dovrebbe pensare che se si fosse dall’altra parte sarebbe bello non essere dimenticato. La solidarietà fa si che chi può non smetta di guardare agli altri con l’obiettivo di livellare, nel suo piccolo, le piccole e grandi disuguaglianze che vivere in questa società moderna e liberista composta. Se i governi, ma anche questo governo, avessero fatto delle politiche sociali che tendessero a livellare queste sperequazioni non ci sentiremo giorno dopo giorno chiamati come cittadini a fare il numero verde per donare tramite sms due euro. C’è sempre molto bisogno di solidarietà perché evidentemente qualcosa non funziona anche a livello di politiche sociali e governative. Ci sono due aspetti. Uno, quello personale e privato che è quello di guardare sempre agli altri e dall’altro, sopperire a qualche mancanza istituzionale.-

L. Barbarossa: - Concordo…concordo…però ora dobbiamo proprio scappare …domande molto carine….-

N. Marcorè: - …davvero … alcune molto belle.-
 
A questo punto bussano alla porta ed entra un tecnico per avvisare che è a breve ci sarà l’inizio dello spettacolo: - Ma che state facendo ancora qui, ci sono 1300 persone che vi stanno aspettando là fuori!!!-

L. Gioventù: - …accidenti, avrei voluto avere più tempo! Grazie ragazzi, siete stati molto gentili, anche se un po’ “cattivelli” nel giocare con me … ma  in pratica, tra voi due, chi è il buono e chi è il cattivo….oppure vi scambiate i ruoli?-

N. Marcorè: - Luca è il cattivo. Però il cattivo vero sono io, ma faccio passare per cattivo lui. Cattivi siamo tutti e due. Però Luca interpreta meglio la parte del cattivo, è lui che caccia le giornaliste dai camerini, è lui che dice “adesso andiamo” quando i fans stanno in fila. Io dico che purtroppo è lui che mi richiama, faccio finta … e invece … alla fine … -

L. Gioventù: - Per cui alla fine Neri Marcorè è quello più disponibile…-

N. Marcorè: -… questo è quello che appare! -

L. Barbarossa: - Voglio rispondere all’ultima domanda come i condannati a morte…-

L. Gioventù: - Va bene, l’ultima domanda … “Queste sono le “Marche Sporche”…-

L. Barbarossa: - … Ma queste quali, scusa ? –

N. Marcorè: - Questa zona qua, da Macerata ad Ascoli Piceno, sono le Marche Sporche. -

L. Barbarossa: - Ah, ora ho capito, è la zona che si chiama così… -

L. Gioventù: - Bene … “queste sono le Marche Sporche … avete paura di sporcarvi oppure vi siete lavati le mani?”-

L. Barbarossa: - Ma questa domanda neanche Marzullo la farebbe…è una domanda terribile. Mi rifiuto di rispondere…ahahahaah -

Nel frattempo Luca Barbarossa continua a guardarsi allo specchio con il Panama in testa. Caspita quant’è vanitoso! E mentre mi stanno spingendo fuori dalla porta mi giro per l’ultima domanda …”E visto che siamo nel distretto calzaturiero più importante del mondo, ditemi a chi vorreste fare le scarpe e a chi dareste una sòla…???

E finalmente i due ragazzi irresistibili restano a bocca aperta.

N. Marcorè: - … a chi vorrei fare le scarpe boh…che ne so…. a Ibrahimović. Vorrei avere i piedi di Ibra… -

L. Gioventù: - …e dare una sòla…?-

L. Barbarossa: - Al nostro impresario e … alle giornaliste ficcanaso che non se ne vogliono mai andare! - (ride)

L. Gioventù: - … grazie ragazzi, siete stati molto carini…ah…dimenticavo, i cappelli sono un nostro pensiero, perché noi non facciamo solo le scarpe.-

N. Marcorè: - Vorrei aggiungere una cosa! Posso? A me non piace dare sòle. Preferisco dire sempre quello che penso in faccia alle persone. … Grazie per l’intervista! -

L. Barbarossa: - Sinceramente io una bella sòla la darei…-

N. Marcorè: -… a chi la daresti?-

L. Barbarossa: … alle banche, alle assicurazioni, alle compagnie telefoniche. A tutti quelli che le danno regolarmente tutti i giorni a noi …-

N. Marcorè: - … ammazza che bella risposta!-


E su questa frase hanno chiuso la porta e sono andati a prepararsi per lo spettacolo che da lì a qualche munito avrebbero messo in scena facendo contente più di 1300 persone accorse per vederli sul palco.
Veramente due ragazzi irresistibili, dei professionisti in gamba, due persone squisite. È vero, uscire di casa per certi spettacoli è gratificante.

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